Scopri le origini del Cacciucco 5C.

Una storia da scoprire, una tradizione da tramandare.

I ristoranti che hanno ottenuto la certificazione Cacciucco tipico-tradizionale 5C seguono un rigoroso processo di preparazione del Cacciucco livornese tipico-tradizionale 5C redatto e depositato da un comitato di Certificazione promosso dalla ProLoco Livorno.

Giuseppe Chionetti, responsabile del progetto di certificazione del vero “Cacciucco Livornese Tipico Tradizionale 5 C”, ci racconta l’origine della parola Cacciucco, la ricetta sicuramente più conosciuta e apprezzata della cucina livornese.

Ahmet viveva con i genitori a Karşıyaka, un tranquillo paese sulla costa nord della baia di Smirne, dove era nato dopo la metà del 1600 (purtroppo non è dato a sapere l’anno preciso, però si sa con certezza che è compreso tra il 1665 e il 1670). Suo padre faceva il pescatore e fin dalla prima infanzia lo portava spesso con sé in barca. Al piccolo Ahmet piaceva andare in barca e sognava sempre di poter attraversare la baia, che a lui appariva come un mare immenso.

Nella costa di fronte a Karşıyaka (che in turco significa l’altra sponda) c’era la città di Smirne che gli sembrava lontanissima (anche se in realtà dista meno di sei chilometri in linea d’aria) e spesso chiedeva a suo padre se là finiva il mondo. Finalmente venne il giorno che sognava: suo padre acconsente di portarlo con sé a Smirne per vendere il pesce della giornata. Al settimo cielo per la felicità, si sentiva uno dei grandi navigatori di cui aveva sentito spesso le storie. Ad Ahmet oltre che andare in barca, piaceva molto stare nell’osteria di sua madre Mirjam, perché assaggiava le pietanze che lei preparava e soprattutto poteva ascoltare i racconti fantastici dei marinai che frequentavano la taverna.

Racconti che diventavano più affascinanti dopo qualche bicchiere di raki. Mirjam cucinava i pesci ogni giorno, utilizzando quelli che il marito non riusciva a vendere, quasi sempre di piccola taglia perché meno richiesti. Ahmet invece preferiva proprio i pesci piccoli che la mamma sapeva cucinare in modo gustoso.

Preparava una speciale “balik çorbası” (zuppa di pesce, una pietanza che con varie differenze era diffusa in tutti i paesi rivieraschi del mondo sin dai tempi degli Ittiti e dei Fenici) che si differenziava per gusto e fragranza da quelle preparate dalle altre osterie.

Metteva i diversi tipi di pesce in una capace pentola (se per caso qualche pesce era troppo lungo lo tagliava a fette), dove prima aveva fatto soffriggere della cipolla, dell’aglio, abbondanti capperi, qualche foglia di salvia e un poco di peperoncino. I capperi e la salvia crescevano in cespugli spontanei sulle rigogliose colline proprio alle spalle di Karşıyaka. Ahmet aveva il compito della loro raccolta, il che lo rendeva molto fiero e svolgeva questo incarico con grande diligenza. Talvolta i pesci invenduti erano molti, pertanto alcuni rimanevano più giorni nella dispensa prima che fossero cucinati.

In questo caso la mamma, quando cuoceva i pesci rimasti più giorni in dispensa, aggiungeva al liquido di cottura mezzo bicchiere d’aceto e abbondava con il peperoncino. Ahmet cresceva alternandosi tra la pesca, la cucina e la scuola, ma più cresceva, più quel mondo gli stava stretto.

Diventato giovanotto sempre più spesso andava da solo a vendere il pescato a Smirne dove si fermava per più tempo. La città era un importante scalo commerciale turco, snodo fra le piste carovaniere dell’Asia e le rotte del Mediterraneo. La sua popolazione era poliglotta, multi-etnica e multi-confessionale, con la presenza di greci, armeni, ebrei, levantini. A Smirne Ahmet frequentava i mercanti che commerciavano con i paesi del Mediterraneo. In particolare aveva conosciuto Özgür, un ricco mercante che spesso faceva viaggi al porto franco di Livorno per vendere e comprare merci. Özgür raccontava come la popolazione di Livorno fosse molto simile a quella di Smirne (ripeteva spesso “stessa faccia, stessa razza”): dedita al commercio per mare, cosmopolita, multietnica e accogliente verso gli stranieri di qualsiasi provenienza e confessione religiosa. Questo grazie ad un certo duca di Toscana Ferdinando, che nel 1593 aveva emanato una legge detta livornina, indirizzata ai “mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Grechi, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani”, ai quali garantiva libertà di culto, di professione religiosa e politica ed assicurava la libertà di esercitare un qualsiasi mestiere.

Questi racconti affascinavano Ahmet, tanto da chiedere al mercante di portarlo con sé come aiutante nel prossimo suo viaggio a Livorno. Özgür esaudì la sua richiesta dicendogli di prepararsi perché la nave sarebbe salpata con il carico nel giro di una settimana.

Ahmet sbarcò nel porto franco di Livorno a giugno del 1693, cent’anni esatti dopo la promulgazione delle leggi livornine. Appena messo piede a terra rimase sbigottito nel vedere di fronte al porto un monumento con quattro mori incatenati ai piedi del Gran Duca. A quella vista fu preso dall’angoscia per il timore che il mercante gli avesse mentito sulla multietnicità di Livorno. Angoscia che si dissolse, con suo grande sollievo, appena vide le persone che al porto attendevano lo scarico delle merci dalle navi: avevano vestiti di varie fogge e aspetti che rivelavano etnie diverse. Terminato di scaricare le merci, il mercante presentò ad Ahmet un acquirente turco di nome Soner che da tempo risiedeva a Livorno, dove commerciava in spezie orientali. Ahmet gli chiese subito come poteva fare per stabilirsi anche lui a Livorno. Soner, dopo aver sentito cosa sapesse fare, gli suggerì di aprire una taverna nei pressi del porto, in quanto i livornesi non erano secondi a nessuno quando si trattava di sedersi a tavola.

Conoscendo le scarse disponibilità economiche di Ahmet, gli offrì anche la possibilità di aprire la taverna in un suo fondo, con la possibilità di pagare l’affitto solo dopo i primi incassi. Ahmet si mise subito al lavoro e inaugurò la sua taverna “da Ahmet” dove il piatto forte, manco a dirsi, era la “balık çorbası” che lui preparava come faceva la sua mamma. Come unica variazione aveva eliminato i capperi e aggiunto la salsa di pomodoro, una novità giunta da poco a Livorno da Siviglia, proveniente dal nuovo mondo. Se i pesci non erano freschissimi aggiungeva sempre mezzo bicchiere d’aceto e abbondava con il peperoncino, come faceva la mamma. Il sapore particolare incontrava il gusto degli avventori che piano piano aumentavano tramite il passaparola. Agli inizi, per mancanza di fondi, cercava di spendere poco comprando solo piccoli pesci di varie tipologie, rimasti invenduti sui banchi dei pescatori.

A chi cercava di vendergli pesci di taglia più grande ad un prezzo maggiore, Ahmet replicavca: “küçük balik” (piccoli pesci), ripetendo più volte l’aggettivo küçük, rinforzato con il gesto dei due indici che ne indicavano la taglia. Per questo i pescatori, con la tipica ironia canzonatoria labronica, soprannominarono “Cacciucco” il nostro Ahmet.

Il nome passò da lui alla sua taverna e infine alla sua “çorbası”, che astutamente, anticipando le moderne tecniche di “naming” del marketing, rinominò Cacciucco (rigorosamente con 5 C), visto che il nome piaceva, era originale, facilmente pronunciabile e facilmente ricordabile. Ahmet, dopo aver sposato una certa Corinna, aveva trasformato la sua taverna in una vera e propria osteria spostandola nel quartiere Venezia, dove gli avventori facevano la fila per gustare il suo Cacciucco. Purtroppo, di lui e di suoi eventuali discendenti, si sono perse le tracce dopo il disastroso terremoto del 27 gennaio 1742 che distrusse parte della città.

Il termine Cacciucco, però continuò a diffondersi, tanto che Giuseppe Riguntini dopo circa 120 anni (1864) lo introdusse nelle “Giunte” al suo Vocabolario dell’uso toscano (prima volta che il termine cacciucco appare in uno scritto), edito a Firenze “coi tipi di M. Cellini e C.” dove si legge: “Cacciucco sost. Specie di vivanda marinaresca, composta di moltissimi ingredienti. – Con maniera bassa Pigliare tutto il cacciucco, significa Pigliare insieme tutti in una volta. Ordinariamente dicesi di arresti fatti dalla Polizia. Es.: Stamattina è stato preso il caporione con tutto il cacciucco.”

Ventisette anni dopo (1891) Pellegrino Artusi nel suo libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (quindici edizioni da lui curate personalmente fino al 1911) descrive per la prima volta la ricetta del cacciucco livornese, che non si discosta molto da quella che Ahmet preparava 150 anni prima, aceto compreso.

Giuseppe Chionetti

Sebbene il cacciucco sia un piatto autarchico e anarchico, era necessario definire un percorso che ne tutelasse l’immagine e le tipicità culinarie tutelandolo da derive creative e fantasiose che rischiavano di snaturarne l’identità tradizionale. A questo scopo la ProLoco Livorno ha promosso e coordinato un Comitato di Certificazione che ha redatto il processo di preparazione del Cacciucco livornese tipico-tradizionale 5C, depositando il relativo marchio e definendo lo schema d’accreditamento dei ristoranti per la sua licenza d’uso.

La certificazione, senza imporre parametri troppo rigidi, definisce la variabilità dei singoli ingredienti, sia come percentuale, sia riguardo alla loro provenienza (che deve essere tassativamente del territorio). Le 5C della certificazione rappresentano in pratica uno spartito sul quale ogni cuoco può creare, personalizzandolo, la propria sinfonia di sapori, rispettando però i limiti legati alle tipologie e alle caratteristiche degli ingredienti.

I requisiti di accreditamento sono rigorosi (specialmente per quanto riguarda l’origine degli ingredienti) ma essenziali, senza inutili appesantimenti burocratici. Possono far domanda di accreditamento e conseguente uso del marchio collettivo Cacciucco Certificato 5C i i ristoratori della provincia di Livorno isole comprese.

OBIETTIVI DELLA CERTIFICAZIONE
Tutelare e valorizzare l’identità della ricetta del cacciucco livornese tipico tradizionale, differenziandola dai falsi e dalle pseudo imitazioni;

Informare, orientare e tutelare i consumatori che intendano gustare il tipico e tradizionale cacciucco livornese evitandogli l’inganno di mangiare una pietanza preparata con pomodori cinesi, polpi dell’oceano indiano e olio congelato di dubbia provenienza, spacciata per cacciucco livornese;

Diffondere in Italia e all’estero la ricetta livornese tipica-tradizionale del Cacciucco mediante la creazione e il lancio del marchio di certificazione del Cacciucco Livornese 5C, contribuendo in un processo integrato di marketing territoriale a valorizzare e rinforzare l’attrattiva turistica della gastronomica tipica livornese.

IL SIGNIFICATO DI 5C
La definizione 5C si ispira alla parola “Cacciucco” che contiene infatti cinque “C”, una peculiarità che è stata evidenziata per sottolineare l’originalità e la tipicità della ricetta. All’interno del percorso di certificazione sono stati associati a ciascuna delle “5C” altrettanti significati che sintetizzano lo schema di valorizzazione:

Caratteristico (tipico di Livorno e dei comuni contigui “contaminati”);
Classico (ha radici profonde nella storia, nella cultura e nelle tradizioni della città);
Cucinato con cura e competenza (fanno parte della pietanza l’abilità, la passione e l’orgoglio di cucinare un grande piatto).
Le 5 C mantengono immutato il loro significato anche in inglese: Characteristic, Classic, Cooked with Care and Competence, favorendo così la diffusione internazionale del marchio. La ProLoco ha provveduto a depositare il Marchio collettivo identificativo della Certificazione 5 C, presso la Camera di Commercio di Livorno.

I membri del Comitato di Certificazione
Il Comitato di Certificazione comprende al massimo grado gli enti e le associazioni di categoria aventi interesse nell’iniziativa: Comune di Livorno, Capitaneria di Porto, Camera di Commercio, ADICONSUM (Associazione Difesa Consumatori), CNA, Coldiretti, CIA-Confederazione Italiana Agricoltori; Confesercenti, Confcommercio, FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori), Federcoopesca, Consorzio Regionale Pane Toscano, Accademia Italiana della Cucina, ANCeSCAO (Assoc. Naz. Centri Sociali, Anziani e Orti), Associazione del Cacciucco, Enjoy Cacciucco.

I RISTORANTI ACCREDITATI
Accettando il disciplinare, un ristorante accreditato per la licenza d’uso del marchio “Cacciucco Certificato 5” prende l’impegno e garantisce al cliente che nel suo locale si può gustare il Cacciucco livornese tipico – tradizionale, preparato esclusivamente con il pescato dei pescatori locali e i prodotti genuini del territorio.

I VANTAGGI PER IL RISTORANTE CHE SI ACCREDITA
La licenza d’uso del marchio collettivo “Cacciucco Certificato 5C”, fornisce ai potenziali clienti la garanzia di gustare il vero Cacciucco livornese tipico – tradizionale, cucinato con il pescato dei pescatori livornesi e con i prodotti genuini del territorio;

Il Registro dei Ristoranti accreditati, viene comunicato per la diffusione a tutte le associazioni facenti parte del comitato tecnico di schema di Certificazione e all’ufficio informazioni turistiche del Comune di Livorno;

Il Registro dei Ristoranti accreditati viene divulgato in occasione di eventi e manifestazioni riguardanti il Cacciucco e/o la gastronomia tipica livornese, organizzati o partecipati dalla Pro Loco Livorno

Il Registro dei Ristoranti accreditati è visibile online sul sito della ProLoco Livorno che riporta oltre al nome del ristorante, il suo indirizzo, il numero di telefono, l’email, il link al sito del ristorante, la pagina facebok e la mappa.

Ogni ristoratore viene informato preventivamente sulle manifestazioni e sugli eventi cittadini d’interesse turistico in cui è coinvolta la Pro Loco Livorno, con la possibilità di essere coinvolto.

INFORMAZIONI
Tutte le informazioni relative al disciplinare della ricetta e la modulistica di certificazione e accreditamento sono sul sito della Proloco Livorno – www.prolocolivorno.it – alla voce Cacciucco 5C – informazioni.

Il Cacciucco Tipico-Tradizionale Livornese 5C è un piatto di pesce che comprende diverse tipologie di pescato proveniente dai compartimenti marittimi della Toscana e vari ingredienti del territorio che nella cottura si armonizzano tra loro con un equilibrio di sapori unico.

GLI INGREDIENTI

Tipologie di pescato e origine: per armonizzare il gusto nessuna tipologia di pescato deve sovrastare le altre, pertanto nessuna può superare in peso netto il 50% del totale e nessuna tipologia obbligatoria può essere inferiore al 10%. Non sono ammesse tipologie pregiate che snaturerebbero l’identità del Cacciucco. Il pescato deve essere tassativamente prodotto da imprese che esercitano l’attività con imbarcazioni iscritte e che operano nei compartimenti marittimi della Toscana. (L’unica eccezione riguarda il palombo che può essere di origine mediterranea).
Pesci di scoglio: scorfano, cappone, gallinelle, pesce prete, rana pescatrice, tracine, boccaccia, ghiozzi, ecc.. La quantità può variare da un minimo di un terzo del peso totale del pescato ad un massimo, che deve essere inferiore alla metà (puliti). Sono obbligatorie più tipologie diverse di pesce.
Pesci a trance: palombo o nocciolo, grongo, murena…La quantità massima non deve superare un quinto (20%).
Molluschi cefalopodi: polpi di scoglio, seppie, moscardini, totani. La quantità può variare da un minimo di un quarto (25%) del peso totale del pescato ad un massimo di un terzo (33%) se una sola tipologia, meno della metà se più tipologie (puliti).
Molluschi lamellibranchi bivalvi: mitilo o cozza. Come massimo 10%.
Crostacei: cicale di mare, gamberi. Come massimo 10%.
Olio extravergine d’oliva: origine Toscana, IGP o DOP.
Pane raffermo a lievitazione naturale: abbrustolito e agliato. Origine: Toscana. Panifici aderenti al Consorzio del pane toscano o panifici con evidenza di produzione con farine di grano toscano e con lievitazione naturale.
Aglio per agliare il pane. Origine: Italia.
Pomodori freschi o pelati o passata. Origine: Toscana e territori contigui.
Concentrato di pomodoro. Origine: Toscana e territori contigui.
Vino Rosso. Origine: Toscana IGT o DOC o di produttore del territorio con evidenza dell’origine locale.
Aceto: facoltativo.
Condimenti e odori vari: cipolla rossa o bianca, aglio, salvia, sedano, carota, peperoncino, sale (salgemma di Volterra o sale marino nazionale), pepe (facoltativo), prezzemolo (facoltativo). Origine: Italia.

MODALITÀ DI PREPARAZIONE

Ogni cuoco, professionale o casalingo che sia, adotta proprie procedure per la preparazione e cottura del Cacciucco 5 C, che ovviamente ritiene siano quelle “vere” della tradizione livornese. È quasi impossibile descrivere tutte le diverse varianti di preparazione e cottura (alcune delle quali custodite come un segreto di famiglia), attraverso le quali chi cucina esprime le specificità della propria arte culinaria, nel rispetto degli ingredienti previsti dal disciplinare di certificazione.

A titolo esemplificativo si riporta una delle modalità di preparazione tra le più seguite:

– Pulite e desquamate i pesci eliminando le branchie e le viscere.
– In una casseruola preparate il brodo di pesce aggiungendo ad un litro d’acqua sedano, carota, cipolla, i pesci da minestra (quelli di piccola taglia, scorfano, tracina, boccaccia, ghiozzi, etc) e sale q.b.. Portate il tutto a ebollizione, schiumate se necessario, e cuocete il tutto per almeno quaranta minuti. Passate i pesci da minestra con un passaverdura e tenete in caldo.
– In un’altra pentola preparate un leggero soffritto di olio extravergine toscano con il trito di aglio, salvia, sedano, carota, cipolla e peperoncino;
– Aggiungete, dopo averli puliti e tagliati a pezzetti i polpi e/o i moscardini e dopo qualche minuto le seppie; sfumate con il vino rosso toscano, aggiungete il concentrato, la salvia e qualche mestolo di brodo di pesce.
– Quando i polpi e le seppie iniziano ad ammorbidirsi aggiungete, i pesci da cacciucco (quelli di taglia più grande) interi, le trance, le cicale e in ultimo le cozze. Durante la cottura a fuoco basso aggiungete brodo di pesce ogni qualvolta è necessario.
– Quando le cozze si aprono il cacciucco è pronto per essere servito.
– Impiattare in fondine, possibilmente di terracotta ad elevata tenuta termica, con le fette di pane (a lievitazione naturale tostato e agliato in precedenza) sistemate sul fondo del piatto oppure a corona sul bordo del piatto. Sistemate per prima una base di polpi (e/o moscardini) e seppie; successivamente mettete sopra i pesci interi, le trance, le cicale e le cozze. In ultimo versate un po’ di brodo, aggiungete un filo d’olio extravergine toscano a crudo e servite caldissimo.

Cacciucco 5 C: un tesoro nutrizionale nascosto in un piatto “povero”.

Il Cacciucco dal punto di vista nutrizionale è un piatto ricco e salutare, come si può constatare dall’estratto della scheda nutrizionale elaborata dalla Biologa Nutrizionista Dr. Serena Perbellini per la certificazione del Cacciucco livornese tipico-tradizionale 5 C.

Calorie: per una porzione media di Cacciucco da 300 gr. si ha un apporto calorico medio di circa 350 Kcal.
Digeribilità: le proteine che lo compongono lo rendono un alimento particolarmente digeribile.

I principi nutritivi degli ingredienti di base, che rendono il Cacciucco un vero e proprio integratore alimentare:
Pesce di provenienza dai dipartimenti marittimi della Toscana.
Gli Acidi grassi insaturi del pesce contengono un’alta concentrazione di omega 3, importanti per: la prevenzione delle malattie cardiovascolari, il corretto sviluppo del sistema nervoso e cerebrale del feto durante la gravidanza, la plasticità neuronale e la prevenzione agli attacchi cellulari da parte dei radicali liberi. Contiene sali minerali quali calcio, fosforo e iodio e vitamine. È più presente di più la vitamina A, ma notevoli sono anche le concentrazioni di vitamina B e D.

Pomodoro toscano
Ha un’azione preventiva contro le patologie cardiovascolari. Per 100 gr di prodotto maturo, ci sono circa 25 mg di vitamina C, che ha una notevole importanza per il funzionamento del sistema immunitario, inoltre il pomodoro è ricco di licopene, potente antiossidante, che è considerato un alimento altamente protettivo per il nostro organismo nei confronti delle malattie degenerative legate ai processi di invecchiamento.

Olio extra vergine Toscano I.G.P o D.O.P
Contribuisce all’accrescimento corporeo e al processo di mielinizzazione del cervello e alla formazione delle ossa. Ha un’azione: protettiva nei confronti del sistema cardiovascolare e regolatoria dei livelli di colesterolo ematico; anti-aging, per la componente in polifenoli, corotenoidi e vitamina E; coadiuvante nelle infezioni.

Pane
Il pane di pasta madre è un impasto di acqua e farina nel quale sono presenti batteri e fermenti lattici. I prodotti confezionati con il lievito naturale sono più digeribili, privi di additivi artificiali e meglio tollerati dai diabetici.

 

Non c’è niente di meglio, dopo una bella porzione di Cacciucco, di un bel Ponce alla Livornese, la bevanda calda a base di caffè e “rumme” tanto cara al popolo labronico la cui storia si intreccia con le tradizioni marinare della città.

“Era una mattina del 1614 quando nel porto di Livorno, che già rappresentava, su volontà dei Medici, la porta e l’emporio sul mare del Granducato di Toscana, approdò una feluca saracena con a bordo alcune balle di caffè e barilotti di rhum.

Questi chicchi profumati e misteriosi suscitarono subito l’interesse di alcuni osti che nelle loro taverne provarono a utilizzarli, aggiungendo del rhum caldo, per preparare una bevanda forte e ricostituente per i marinai infreddoliti che a causa del brutto tempo non potevano uscire per mare”.

E quale grande invenzione! Era nato così il Ponce, ovvero una miscela veramente esplosiva (citando Aldo Santini “mistura da corsari”), in grado di confortare gli animi e aiutare nei momenti difficili, talmente unica che ancora oggi è presente a pieno titolo nelle abitudini di ogni famiglia livornese sigillando con grande soddisfazione una bella mangiata.

Ma Livorno non è soltanto la città dove è nato il Ponce; qui nell’Ottocento sono nati i primi caffè frequentati da gente di ogni ceto e cultura ed anche da donne, un particolare importante, che offre un’idea della mentalità del tempo e sottolinea ancora una volta le origini cosmopolite e libertarie di Livorno.

Così ancor prima che a Venezia questi locali da sempre sono stati un luogo dove cittadini e visitatori possono incontrarsi per discutere di tutto e per cui vale la pena entrare in uno dei tanti bar della città.

In occasione del Cacciucco Pride, Slow Food Livorno, Fisar Delegazione di Livorno e Acquario di Livorno si sono posti l’obiettivo di definirei parametri di un Cacciucco non solo “Certificato 5C” ma anche “sostenibile”. Il Cacciucco infatti nasce come piatto povero che sfrutta il recupero del pescato invenduto, quindi di specie commercialmente meno richieste e suscettibili di una variabilità stagionale diversificata di cui, senza dimenticare la necessità di una filiera corta, è necessario tenere di conto per salvaguardare il patrimonio ittico e naturale del nostro mare.

PESCE E SOSTENIBILITÀ: LE TRE SCELTE INTELLIGENTI
La sostenibilità del pescato, criterio su cui si basa la ricetta del Cacciucco Sostenibile, si ispira a tre semplici regole di base a cui ogni ristoratore o consumatore finale dovrebbero attenersi:

1) Vicino è buono: scegliendo pesce locale si evita l’inquinamento causato dal trasporto e si tutela l’economia locale. Tutte le pescherie per legge devono esporre la mappa geografica di provenienza per ogni specie. Se non la vedi, richiedila!

2) Riscoprire il pesce povero: ci sono molte specie di pesce che sono poco conosciute, ma ottime come alimento ed ancora sostenibili perché poco richieste.

3) Seguire le stagioni: scegliendo la stagione giusta per ogni specie, garantiremo agli adulti la possibilità di riprodursi, mantenendo lo stock in salute.

IL PROGETTO SALUTE
L’iniziativa di Cacciucco Pride, Slow Food Livorno, Fisar Delegazione di Livorno e Acquario di Livorno, volta a delineare i confini del Cacciucco 5C Sostenibile rientra a pieno titolo nel novero delle iniziative che il Progetto Salute, con il suo marchio “Food Revolution”, intende promuovere e sostenere. Il Progetto Salute – Strategia Alimentare di Livorno è un progetto partecipativo di democrazia alimentare finalizzato favorire l’accesso ad una alimentazione sostenibile (salutare, rispettosa dell’ambiente & senza sprechi, equa & giusta, locale) piacevole e consapevole a tutti i cittadini di Livorno. L’oggetto del progetto è la realizzazione della Strategia Alimentare della città che prevede un “Piano del Cibo”, una “Politica Integrata del Cibo” e la creazione di un “Consiglio del Cibo” che hanno l’obiettivo di:

rafforzare la filiera corta, anche come strumento di sviluppo di una nuova economia turistica, culturale e del benessere;
ridurre lo spreco di cibo e combattere la povertà alimentare;
promuovere l’educazione alimentare e favorire l’approvvigionamento di cibo locale, rispettoso dell’ambiente e giusto da parte delle mense pubbliche (scuole e strutture sanitarie).
Il Piano del Cibo è un documento strategico che traccia gli orientamenti e le azioni concrete necessarie per garantire a tutti i cittadini di Livorno l’accesso ad una alimentazione sostenibile. La Politica Integrata del Cibo è un documento ufficiale dell’Amministrazione Comunale in cui ogni Assessorato identifica le azioni concrete da attuare nelle politiche comunali al fine di realizzare quanto proposto nel Piano del Cibo. Il Consiglio del Cibo è composto da soggetti rappresentativi dei cittadini, delle istituzioni pubbliche , delle associazioni e di tutti gli attori del sistema agro-alimentare con il compito di vigilare sulla realizzazione della Politica Integrata del Cibo e di proporre all’Amministrazione politiche, progetti e idee innovative.

LE SPECIE DEL CACCIUCCO 5C SOSTENIBILE
Ed ecco quindi quali sono le specie da privilegiare se si vuole cucinare un buon “Cacciucco 5C sostenibile”:

Pesce di scoglio (ingrediente obbligatorio): Gallinella (Trigla sp), Pesce prete (Uranoscopus scaber), Rana pescatrice (Lophius piscatorius), Tracina (Trachinus sp), Boccaccia (sciarrano, Serranus scriba) Ghiozzo (Gobius sp): tutte specie con stagionalità variabile per cui il consiglio è di affidarsi ai pescatori locali e di scegliere sul molo ciò che tra questi il mare offre quel giorno.
Pesce in tranci: Grongo (Conger conger), Murena (Muraena helena), Palombo o Nocciolo (Mustelus mustelus). Il Palombo appartiene ai pesci cartilaginei, i temuti Squali, di cui fanno parte anche le Razze e i Gattucci. La FAO ha rilevato che negli ultimi duecento anni, i pesci cartilaginei del Mediterraneo sono diminuiti del 97%, sia in numero che nelle catture, ora a rischio d’estinzione. Per questo, in Italia come in Europa, la cattura di queste specie verrà proibita, e quindi consigliamo già da ora di sostituire il Palombo con trance di altri pesci indicati nella ricetta certificata, per un Cacciucco 5C “amico degli squali”.
Molluschi (ingrediente obbligatorio): Polpo di scoglio (Octopus vulgaris), Seppia (Sepia officinalis), Moscardino (Eledone cirrhosa), Totano (Todarodes sagittatus), “new entry” rispetto alla ricetta originale. I totani li troviamo maggiormente tra Aprile e Giugno, con esclusione dei mesi invernali, quando è più facile trovare il moscardino; le seppie da Marzo a Giugno mentre il polpo tutto l’anno.
Molluschi bivalvi (massimo 10%): Mitilo o cozza (Mytilus galloprovincialis).
Crostacei (massimo 10%): Canocchia o Cicala di mare (Squilla mantis: ingrediente caratterizzante), e Gamberi (tra cui il Penaeus kerathurus o Mazzancolla). La stagione delle Canocchie è tutto l’anno, un po’ meno in inverno, quando è più frequente invece il gambero.

GLI ALTRI INGREDIENTI DEL CACCIUCCO SOSTENIBILE
Sebbene il pesce sia l’ingrediente principale, per fare un buon “Cacciucco 5C sostenibile” non possiamo trascurare l’importanza di altri ingredienti. Tra i più importanti vi sono il pane, l’olio ed il pomodoro (concentrato secondo alcune scuole di pensiero). Oltre quindi alla sostenibilità del pesce, Slow Food Livorno vuole promuovere anche quella di questi elementi. Si consiglia quindi di scegliere prodotti del territorio, meglio se da coltivazioni biologiche o biodinamiche. Nella nostra provincia infatti, così ricca di produzioni di qualità, possiamo trovare tutto ciò che ci occorre:

Il pane: dei produttori locali di grani antichi che con le loro farine e il lievito madre ci regalano degli eccellenti Pani Toscani.
I pomodori: dei coltivatori e trasformatori locali che producono pomodori di altissima qualità.
L’olio: dei produttori locali che, oltre a fornire un ottimo prodotto, custodiscono il nostro territorio.
Premiare l’attività di tanti piccoli produttori della zona, andando alla ricerca di prodotti che raccontano la nostra storia, è ancora un modo per preservare e promuovere la Biodiversità.

Tra i vini della costa, la Fisar Delegazione di Livorno consiglia
Dulcis in fundo, alcuni consigli della Fisar sulle caratteristiche dei vini da abbinare al Cacciucco.

Caratteristiche del vino bianco: caldo, sapido, ammorbidito da un breve passaggio in legno.
Caratteristiche del vino rosato: caldo, morbido e fruttato (da uve Merlot, Alicante o Aleatico).
Caratteristiche del vino rosso: caldo, morbido, fruttato e poco tannico (da uve Ciliegiolo, Merlot in purezza e Alicante).

Benché la storia del Cacciucco sia antica praticamente quanto quella di Livorno, la prima ricetta “ufficiale” venne trascritta e pubblicata intorno alla fine del 1800 dal Pellegrino Artusi che la inserì, con la dizione “Cacciucco I – Ricetta n° 455” nel suo famosissimo volume di cucina “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891). Nel libro trova spazio anche la ricetta del Cacciucco alla viareggina, “Cacciucco II – Ricetta n° 456”, che il Pellegrino dichiarava essere “assai meno gustoso dell’antecedente, ma più leggero e più digeribile”.

IL CACCIUCCO DELL’ARTUSI
«Cacciucco! Lasciatemi far due chiacchiere su questa parola la quale forse non è intesa che in Toscana e sulle spiagge del Mediterraneo, per la ragione che ne’ paesi che costeggiano l’Adriatico è sostituita dalla voce brodetto. A Firenze, invece, il brodetto è una minestra che s’usa per Pasqua d’uova, cioè una zuppa di pane in brodo, legata con uova frullate e agro di limone. La confusione di questi e simili termini fra provincia e provincia, in Italia, è tale che poco manca a formare una seconda Babele. Dopo l’unità della patria mi sembrava logica conseguenza il pensare all’unità della lingua parlata, che pochi curano e molti osteggiano, forse per un falso amor proprio e forse anche per la lunga e inveterata consuetudine ai propri dialetti. Tornando al cacciucco, dirò che questo, naturalmente, è un piatto in uso più che altrove nei porti di mare, ove il pesce si trova fresco e delle specie occorrente al bisogno.

Ogni pescivendolo è in grado di indicarvi le qualità che meglio si addicono a un buon cacciucco; ma buono quanto si voglia, è sempre un cibo assai grave e bisogna guardarsi dal farne una scorpacciata. Per grammi 700 di pesce, trinciate fine mezza cipolla e mettetela a soffriggere con olio, prezzemolo e due spicchi d’aglio intero. Appena che la cipolla avrà preso colore, aggiungete grammi 300 di pomodori a pezzi, o conserva, e condite con sale e pepe. Cotti che siano i pomodori, versate sui medesimi un dito d’aceto se è forte, e due se è debole, diluito in un buon bicchier d’acqua.

Lasciate bollire ancora per qualche minuto, poi gettate via l’aglio e passate il resto spremendo bene. Rimettete al fuoco il succo passato, insieme col pesce che avrete in pronto, come sarebbero, parlando dei più comuni, sogliole, triglie, pesce cappone, palombo, ghiozzi, canocchie, che in Toscana chiamassi cicale, ed altre varietà della stagione, lasciando interi i pesci piccoli e tagliando a pezzi i grossi. Assaggiate se sta bene il condimento; ma in ogni caso non sarà male aggiungere un po’ d’olio tenendosi piuttosto scarsi nel soffritto. Giunto il pesce a cottura e fatto il cacciucco, si usa portarlo in tavola in due vassoi separati; in uno il pesce asciutto, nell’altro tante fette di pane, grosse un dito, quante ne può intingere il succo che resta, ma prima asciugatele al fuoco senza arrostirle.»